… la prima volta… dall’hair stylist!

Hair Stylist, questo è il nome che utilizzano per parrucchiera!

Scommetto che anche a voi possa sembrare “sofisticato”, ma non pensiate di chiamarle in un altro modo perchè non risponderebbero nemmeno!!!

La mia affannosa ricerca di una parrucchiera è iniziata ad agosto, quando oramai, dopo tre mesi senza le mani esperte di una del mestiere, la mia testa sembrava una “fratta” ingestibile.

La mia ricerca non si poteva limitare ad un “semplice” Hairdresser Saloon, dovevo anche trovare una capace di fare miracoli come la mia parrucchiera di Merlino (Rosy+Laura…che Dio vi benedica).

Mi sono quindi rivolta alle amiche italiane qui e sono uscite tante di quelle cose che, se la sensazione iniziale era che sarebbe stata una ricerca difficile, beh si è rivelata da subito una ricerca… impossibile!

Eh già, di seguito vi riporto i commenti:

“Dovresti andare da Aldo, è a Bellevue, dicono che fa miracoli… dicono anche che costi molto!”: SCARTATO.
Ho subito immaginato un tipo alla Edward mani di forbice, che crea tagli strani ed impossibili da rifare a casa mentre sei in accappatoio dopo la doccia, sfatta distrutta da una intera giornata e non vedi l’ora di buttarti sul cuscino, dove sicuramente nessuna pettinatura reggerebbe ad una notte di “coma profondo”!

“Io ho la mia personale, e la seguo ovunque vada”
bene mi dico, forse ci siamo “dove lavora?”: SCARTATA sono 50 miglia all’andata, poi c’è la seduta e poi altre 50 miglia per il ritorno, sembra più un lavoro che una “coccola” e poi dovrei chiedere a Raffa di prendere ferie per tenere i bimbi mentre io percorro mezza America per una messa in piega!

“Io vado dalla cinese vicino casa, e costa poco”
CINESI no, non se ne parla!!! SCARTATA!

“Io me li taglio da sola… se vuoi!!!”: SCARTATA!

“Io me li faccio tagliare una volta ogni 2 anni e li dono per fare parrucche per le donne in chemioterapia”
Wow, splendida idea, solo che io non resisto ad averli più lunghi di 3 cm! SCARTATA!

Il pessimismo mi aveva completamente investita ed ero arrivata a pensare che sarei potuta andare da un parrucchiere per uomini, del resto corti li sanno fare, no?!?!?

Fortunatamente una mia amica si è dimostrata volenterosa e mi ha aiutata a cercare una parrucchiera che avesse anche i prodotti speciali per i trattamenti… online!

Esatto, l’abbiamo cercata una mattina qui a casa mia, davanti ad una tazza di tè utilizzando il mio pc e dopo una scrematura del tipo: non mi piacciono gli interni, non mi piace l’ubicazione, non mi piace la proprietaria etc. ne abbiamo trovata una che avrei chiamato l’indomani.

Devo spiegarvi come funzionano i Saloons qui, innanzi tutto c’è un owner (proprietario/a), c’è una receptionist che prende solo appuntamenti e poi, a seconda della grandezza del locale, un numero di hair-stylists che “affittano” la poltrona.

Cerco di spiegarmi: io compro un locale e dico che sarà un salone di bellezza per capelli, metto a disposizione 5 poltrone, le parrucchiere interessate ne pagano l’affitto e decidono anche quali giorni lavoreranno.

E così mi ritrovo a Kirkland in uno sciccoso negozio di parrucchiera, con un receptionist moooolto effemminato che mi affida alle cure di Gia.

Mentre sono seduta ad aspettare, il negozio è assolutamente vuoto, nessuna cliente, nessun altro dipendente… mah!

Ad essere sincera non mi sentivo molto a mio agio anche perchè dovevo sbrigarmi a cercare una foto di un taglio di capelli che mi piacesse, non sarei mai stata in grado di spiegare come lo avrei voluto!

Quando sento dire “Engela?”
Alzo gli occhi ed ho davanti… una ragazzina, mi è caduto il labbro!

E’ la mia hair stylist, ha 24 anni e mi taglierà i capelli!

Ho dei vaghi ricordi di quello che è successo dopo, perchè oramai ero convinta che Raffaele a casa avrebbe dovuto usare la sua macchinetta per “aggiustare” il taglio!

Comunque la procedura è all’incirca la stessa dell’Italia, ti mettono la “zamarra” per evitare di sporcarti, un asciugamano dietro il collo e ti fanno accomodare al lavaggio che però loro usano di lato, cioè il lavandino è attaccato al muro, infatti non riescono ad arrivare bene in tutti i punti della testa!
Fanno un solo lavaggio e ti riaccompagnano alla loro sedia.
Questo significa nessun massaggio, nessuna seduta rilassante di acqua che ti scorre dalla fronte, anzi sei tutta rigida perchè la sedia del lavaggio in realtà è una sdraia come quelle da spiaggia!

Tra me e me mi dico che finirà presto.

Le mostro la foto e cerco di farle capire anche con i gesti come mi piacerebbero e lei… mi chiede se ne sono sicura!!!

Oh santa miseria, è un taglio corto, molto maschile, nessun fronzolo, basta poco… taglia e basta!!!

Ma lei vuole più particolari, non le basta la foto e non le bastano le spiegazioni, vuole sapere quanti millimetri sopra le orecchie e quanti lungo il collo!

La guardo con gli occhi imploranti e le dico “It’s up to you!” (decidi tu!).

Lei in tutta risposta mi guarda, sorride, prende le forbici, il pettine le alza sopra la mia testa e… trema… cosa le prende… perchè trema?

Forse è il primo taglio della sua vita, sono la sua prima cliente, non è una parrucchiera ma la ragazza delle pulizie!!!

Perchè è capitata a me, perchè non me li sono fatti rasare in Italia, perchè non mi faccio una treccia che tocca fino a terra, perchè a me questa tortura???

Sono in uno stato comatoso, tutto intorno a me scorre normalmente, ma per me il tempo si è fermato, non so come reagirò quando dovrò alzarmi dalla poltrona, non so cosa le dirò quando mi chiederà se mi piacciono, so solo che vorrei correre a casa… e possibilmente con un asciugamano sulla testa!

Ma poi succede il miracolo: inizia a parlare, mi chiede da dove vengo, dove abito, è molto curiosa, ma lo è soprattutto dell’Italia, l’ha visitata 2 anni fa e ne è rimasta entusiasta, vuole ritornarci con il marito, si è appena sposata.
Comincio a sciogliermi, ho un accenno di fiducia e lei sembra abbastanza del mestiere, anche se è titubante sulle lunghezze dietro le orecchie!!!

Sono uscita dal negozio a testa alta, ho pagato un giusto prezzo, mi sono fatta una bella chiaccherata e non ho nemmeno l’asciugamano in testa!!!

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… qual è il colmo per…

Qual’è il colmo per un’italiana in America?

Voler parlare con un estetisto cinese!

Voi direte: se questo è il prologo chissà cosa c’è dopo!!!

Dopo c’è una sudata pazzesca, infatti, per farmi capire ho sudato 7 camicie ma… ce l’ho fatta!

Ecco com’è andata.

Vado dal mio nail shop, sono stata fortunata a trovarne uno proprio vicino casa che sa lavorare bene ed è molto preciso, che come tutti i nail shops d’America sono dei cinesi che tra di loro parlano asiatico e di americano forse sanno meno di me!!!

Vi dico anche che i più precisi e pazienti sono gli estetisto, cioè gli uomini, lavorano bene e sanno essere veramente professionali, io adesso ne ho uno preferito, chiedo sempre di lui per il pedicure, si chiama WU.

Vado circa una volta al mese e, da quando ci vado, credo di aver scambiato con lui tre frasi in totale, io non capisco quello che dice e lui non ha la più pallida idea di quello che dico io!!!

Comunque non abbiamo bisogno di dialogare, a me basta scegliere il colore dello smalto, mettermi seduta sulla poltrona massaggiante, mettere i piedi a mollo nell’idromassaggio con cromoterapia e partire per la più bella ora di relax che posso concedermi.

Tutto questo è stato perfetto fino a che lei, la tremenda, la subdola e direi anche cattivella MENTE non ha deciso che era il momento di avere: udite udite il french manicure con lo Shellac (smalto permanente) e il flower sul pollicione del piede!!!

Ma io dico: non andava bene un normalissimo smalto bello, messo benissimo come al solito?!?!?

Ovviamente avrete capito che ho aperto bocca e già questo ha provocato in Wu una situazione quasi ingestibile, comunque ho insistito ed ho detto:
“Can I have a Shellac french manicure, please?”
e lui:
“manicule?”
ed io:
“Yeah, manicure, french manicure with Shellac”

Ovviamente scandisco bene le parole e parlo lentamente ma alzo la voce credendo che sia sordo e succede sempre che tutte le altre donne si girino verso di noi piene di curiosità per la scenetta che possono gustare!

Wu risponde:
“Cellac manucule, a, a, manicule no time, cellac manicule”.

Capisco (?) che lui non può farmi anche le mani perché ha altre clienti quindi gli dico che va bene se me le fa qualcun altro, alza un po’ la voce ed in cinese per circa due minuti parla con gli altri colleghi, sembra una questione di stato del resto ho solo chiesto una manicure per la quale voglio anche pagare!

Dopo poco si avvicina una ragazza, mi prende la mano, la guarda e dice:
“Youl nails ale ok, i do fol you!”
bene me le fa lei, comincio ad essere orgogliosa di me, me la sono cavata bene!

Prepara tutto l’occorrente ed apre la bocca ed inizia a parlare, vi giuro che anche un musulmano ad una funzione religiosa cattolica avrebbe capito di più!

Non so dirvi assolutamente se stesse parlando di come volevo le unghie, corte o lunghe, come volevo la lunetta, fine o spessa, se mi stava dicendo il costo o semplicemente raccontando la sua vita, ho aperto bocca ed ho detto:
“Sorry, I don’t speak a good English, can you speak slowly please?”
e lei:
“I’m talking with him!!!!”
che figuraccia, stava parlando in cinese con Wu!!!

Mi sono detta, ma che diavolo esci di casa, mettiti lo smalto da sola, anzi insegna a Raffa a fare un’ottima manicure, così risparmi anche!!!

Il risultato finale è stato che non ho mai parlato così tanto in un nail shop, che non ho mai pagato così tanto ma… che ho un bellissimo fiore brillantinato sul pollicione del piede dx e… un french manicure da invidia!!!

Che scherzi fa la mia mente!

Ciao a tutti!
Questo nuovo racconto parlerà della mia prima lezione di cucito!!!

La mia mente dopo quattro mesi di America ha pensato di sentirsi pronta ad intraprendere qualche cosa di nuovo, del resto capisce tutto della lingua, conosce tutte le abitudini americane, era scontato che facesse questa scelta!!!

Io mi domando: ma dove ero io mentre la mia mente sceglieva via internet il corso che avrei frequentato al Community Center?

Mentre cercavo di farla ragionare lei giustamente mi spiegava le sue ragioni:

”Ma Angela, vorrai cominciare a conoscere qualche americana vera, sei sempre con gli italiani, vuoi cominciare a conoscere meglio il funzionamento di questa città, delle loro abitudini e poi dovrai pur imparare un mestiere!?!”.

Beh, quando mi ha detto così mi sono alterata ed ho risposto:

”Mente, devi capire che già faccio tante cose, mi occupo della casa, dei bimbi e della famiglia, faccio dolci su prenotazione, e poi devo lasciarmi spazio libero per del puro e sano shopping, per i pranzi con le amiche, per le sedute di manicure e pedicure…”

ma la mia mente non ha voluto sentire ragioni e mi ha fatto cliccare su due corsi:

• un corso di un giorno di basi di cucito dalle 18.30 alle 20.00, il volantino diceva “PORTATE LA VOSTRA MACCHINA DA CUCIRE, LE FORBICI, IL FILO, LE ISTRUZIONI E … TANTA VOGLIA DI IMPARARE!!!” mi sono ripresa subito perchè ho pensato a quante cosine dovevo procurarmi e a come organizzare questa prima sessione di shopping!
• Subito dopo la mia mente mi ha fatto cliccare su un secondo corso della durata di 4 lezioni su “PILLOW-CASE” cioè copricuscino d’arredo…???… cosa ci dovrò mai fare con i copricuscini?

Beh, posso cambiare tutti quelli che ho in casa (n.10) e poi… posso mettermi a farne anche per le amiche o addirittura posso venderli!

Non è una cattiva idea:
”Se compri un PaTiramisù da 15 porzioni, con altri soli $10 avrai in più uno splendido pillow-case cucito a mano!!!”

Perché no… clicco e confermo!!!

Ed eccomi qui adesso a raccontarvi il mio primo giorno di scuola… di cucito!
Quando ho visto le altre 5 alunne, mi sono sentita subito una delle famose “sorelle Fontana”, loro avevano tutte le mani occupate nel portare le scatole con le macchine da cucire, in bocca la borsa, in tasca l’acqua (qui senza una bevanda non si va da nessuna parte!) ed invece io che mi dirigo verso l’entrata della classe con una sola mano occupata a tirare il mio trolley porta macchina da cucire; avete la giusta immagine davanti agli occhi, ho comprato con il 70% di sconto un trolley fatto apposta, è una figata estremamente comoda ma estremamente brutta (sarà questo il motivo del 70% di sconto!!!).

La fantasia che ricopre il trolley è quella che si usava 50 anni fa per rivestire le poltrone della nonna nelle case di montagna, ci mancano solo le frange e sembra una poltrona comunque per la sua funzione è perfetta anzi, vedendo le altre “sarte”, sono orgogliosa del mio acquisto.

Diciamo che come inizio mi sento una buona studentessa con almeno tutto l’occorrente; io almeno la mia Singer già la conosco un pochino (ho cucito la copertina per la stampante, altrimenti si impolvera troppo!).
Invece un’altra è arrivata con la sua macchina ancora imballata, non l’aveva nemmeno tolta dalla plastica, quindi l’abbiamo dovuta aspettare fino a che ha messo anche lei il suo rocchetto di filo (bobin)… mah!

Il primo lavoro che dobbiamo fare è: una piccola pochette da borsetta.

Mi dico: carina ed almeno utile (e la mia mente: ”Te l’avevo detto che era utile il corso!”).

La teacher ci dà le istruzioni scritte su un foglio di carta e dice:
”sdajhfipauhdv;hkxbvoaeg difyhsdkjvheiyfh sdifyhsdicsadku eiuyrsdvbsdh“.

Ho gli occhi sbarrati, il labbro ha un piccolo tic nervoso e sono sicura anche di avere i capelli dritti… ma di cosa sta parlando ‘sta qua?!
Non c’ho capito assolutamente nulla, che faccio?
Le chiedo di ripetere oppure aspetto e vedo cosa fanno le altre?

ASPETTO.

Cavolini ognuna va in una direzione diversa, quella accanto a me, che chiamerò “Sorry”, si è messa su un altro tavolo ed aspetta qualche cosa in piedi, quella “organizzatissima” (cioè quella arrivata con la scatola imballata), è seduta che fissa la sua Necchi tutta soddisfatta, la cinese è corsa a casa perché ha dimenticato il pedale della macchina (elemento indispensabile), la ragazza sta mandando un sms, la secchiona non so cosa stia cucendo e la teacher sta rovistando negli armadi cercando qualche cosa.

Ho ancora il labbro che balla, ma almeno ho qualche secondo per cercare di riprendermi, che faccio?
Ahhhh sì, bevo un goccino d’acqua, apro il trolley, prendo la bottiglietta d’acqua, faccio il primo sorso e sento:
“sgsdag iughadkh ihih hkh idhfisdhf “
mi va di traverso l’acqua, comincio a tossire cercando di non dar a vedere che sto per morire, le altre si alzano e vanno verso la teacher che ha trovato quello che cercava: le forbici.

Con gli occhi rossi e lacrimosi per la ricerca di ossigeno, mi alzo e vado dalle altre, prendo anche io una forbice ed inizio a ritagliare il cartamodello, lo appoggio sulla stoffa, lo spillo… ma si dai è facile, basta che guardo le altre, ce la posso fare, basta… non bere più!!!

Ovviamente il sottofondo è sempre:
“dghsdgfs eofdsaa eouwelfhs fhihfq kdhfodshfiuahfasdgihgi ihgi sdgh” cerco di ascoltare e capire quello che sta spiegando, sicuramente sono le istruzioni per fare la pochette, ma io non capisco nulla, però non sono più preoccupata, basta osservare… dove vanno tutte, cosa stanno facendo… cosa dicono???

Sono di nuovo in ordine sparso, ognuna fa una cosa diversa: chi copio adesso?

Scelgo Sorry, del resto è seduta alla mia destra.

Ok, prende un pezzo della stoffa e mette altri spilli in modo diverso, mentre cerco anche io di fare qualche cosa, mi passa accanto la teacher e… si ferma:
”hdsgfjdg dihdsg d iuhf dsvadh hie hgidf”
non posso rispondere, non so cosa ha detto, e decido di sorridere, ma dalla sua faccia capisco che era una domanda, infatti prende la mia stoffa e mi fa vedere come mettere gli spilli, ecco cosa aveva spiegato!

Vabbè imparerò anche io i termini, nel frattempo Sorry ha problemi con la sua Singer, non so perché, e non chiedetevelo nemmeno voi, ho deciso che potevo risolvere il suo problema ed ho aperto bocca:
“Maybe is a problem with your thing, sorry but I don’t know the name of this” e le indico il filo… capite, ho voluto aiutare un’americana ad un corso di cucito e non so nemmeno come si chiama il filo!!!

Sono impazzita ma la colpa è tutta della mia mente che ha avuto questa “brillante” idea!

Comunque per ritornare a noi, la tipa mi guarda ma non mi risponde ed io mi limito a dire “Sorry” ed ecco da dove è nato il nome che le ho dato!

Giusto per non lasciarvi con il fiato sospeso Sorry ha chiamato la teacher e tutte siamo andate avanti a cucire, ma io non ho più detto una parola!!!

Filo: thread
Macchina da cucire: sawing machine
Ago: needle
Forbici: scissors
Cucitura: stitches
Tensione dei punti: tension
Spilli: pins

Mi raccomando imparate tutto anche voi, perché lunedì prossimo alla lezione vi interrogo tutti!!!

P.S. La mia pochette è venuta benissimo ed ho avuto i complimenti della teacher!!!

… wakan tanan kici un

Hohahe kola, Ciao amici,
haho nyaalanwi kapi! guardate la quinta storia!
Wakan tanan kici un. Che il grande Spirito vi benedica.

Pilamaya Grazie
Weenatche Lomahongva Eva

La traduzione è dal Sioux, uno dei dialetti degli indiani nativi americani!

Well… here we are…Waterville (Agosto 2012)
Allora…siamo qui… Waterville

Una minuscola cittadina completamente puramente e assolutamente tutta americana nella parte est dello stato di Washington.
I primi pionieri si sono spinti qui solo nel 1870, prima di loro c’erano solo gli indiani e il nulla…
Infatti lo spettacolo è proprio questo… il nulla!!!

Da casa stamattina abbiamo attraversato i seguenti scenari: civiltà, colline, montagne (1100mt.) foreste bellissime, laghi e fiumi, in pratica tutti gli scenari degli indiani:
– indiani nelle foreste
– indiani sulle canoe
– indiani nei villaggi sulle rive dei fiumi
– indiani a pesca sulle rive dei laghi e…
– indiani nel deserto.
Esatto dopo tantissimo verde e paesaggi magnifici siamo incappati nel pre-deserto, terra brulla, arsa dal sole, pochissimo verde proprio solo dove c’è acqua.

Sicuramente avrete visto i film dei primi cercatori d’oro o delle carovane di famiglie alla ricerca di nuove terre da coltivare e vivere beh siamo proprio in quella zona, nel WEST!!!

Anche se a 50 km da qui c’è Leawenworth cioè un piccolo paesino BAVARESE!!! Esattamente come lo conoscete tutti, tra le montagne trovate Merano in miniatura, gente vestita in tirolese, profumi che arrivano sotto il naso di wurstel e crauti, case dipinte, tanto legno e splendidi vasi di fiori appesi ai balconi che lasciano cadere magnifici pouf di colori e quasi ti senti a casa ma dopo poco ti immagini i Sioux che cavalcano a pelo i loro cavalli lanciati al galoppo dietro una mandria di bisonti.
Oramai mi sento una indiana e durante questo breve roadtrip di 3 giorni sarò:
WEENATCHE LOMAHONGVA cioè Mestolo fumante
Raffa sarà TAKCHAWEE WAKANDA media cottura
Gaia sarà HANTAYWEE MAKAWEE che significa lunghe gambe che leggono
Gabry sarà il piccolo ciuccio ribelle CHUCHIP HONANI.

Ci sentiamo degli avventurieri alla scoperta di nuove terre e vogliamo sapere tutto di questo posto, ci fermiamo avidi di storia nel museo davanti al nostro albergo e la signora che ci accoglie non immagina assolutamente che andrà a casa con un’ora di ritardo perché degli italiani che non sanno nemmeno bene l’inglese le faranno tantissime domande e saranno interessati nel vedere tutti gli oggetti del museo!
Saranno due ore di cultura del tutto nuova, fatta solo di pochi libri letti e qualche film visto, qui invece abbiamo potuto vedere ed anche toccare con mano le loro vite, le loro usanze, la loro cultura ed ovviamente le loro stranezze!
Mentre ci mostrava una riproduzione della cucina con tantissimi oggetti, utensili ed attrezzature mi sono stupita di quanto fossero avanti 100 anni fa rispetto alle nostre massaie, avevano un frigorifero che funzionava con dei blocchi di ghiaccio, avevano una sorta di forno che manteneva calda la cena, avevano dei contenitori dosatori per farina e zucchero, avevano il togli nocciolo per le ciliegie, delle stufe per cucinare molto innovative.
Ero veramente stupita della “tecnologia” delle casalinghe pioniere americane e la mia esclamazione è stata “Wow, the Italian housewives hadn’t all of these things!” e la tipa del museo ha risposto “ok, ed avete sempre cucinato meglio!!!” mi è scappata una risata, quanto ha ragione, con poco o nulla noi donne italiane mettiamo a tavola prelibatezze e lo riconoscono in tutto il mondo!!!

Oramai s’era fatta ‘na certa e ci siamo incamminati verso la Main Street (strada principale) e questo è lo scenario: un coffee (chiuso), un negozio di cose usate (chiuso), un ufficio assicurativo (chiuso), un minuscolo supermarket, un barber shop (chiuso), un ristorantino (chiuso), su 150 mt. di strada non c’era l’ombra di un luogo dove potessimo mangiare.
TAKCHAWEE WAKANDA ha preso in mano la situazione… noooooo, ha preso in mano lo smartphone ed ha cercato un ristorante, ma mentre guidavo ho visto una piccola insegna con la scritta RESTAURANT… controsterzo, freno a mano, fumo dalle ruote e parcheggio davanti all’ingresso.
TAKCHAWEE WAKANDA è già giù dalla macchina e va a chiedere se c’è posto (!), ci fa segno di sì e tutti e quattro con passo deciso entriamo in una… casa!
Esatto è una normalissima casa adibita a ristorante, c’è un solo enorme tavolo al centro dell’unica sala dove ci sono già a mangiare due coppie sedute di fronte, ci fanno accomodare allo stesso tavolo, tutti insieme.
HANTAYWEE MAKAWEE mi guarda incuriosita e chiede “Mamma ma tu li conosci?”.

Insomma abbiamo condiviso l’unico tavolo nell’unico ristorante di un paese sperduto nel nulla.
Devo ammettere che è stato molto carino, abbiamo chiacchierato e ci hanno fatto tante domande dopo averci fatto i complimenti per così tanto coraggio.
E nessuno ci crederà ma abbiamo anche mangiato bene, la chef è molto brava, considerando le precedenti avventure culinarie.
Tant’è che abbiamo prenotato un tavolo (?) anche per domani sera, e chissà con quali commensali divideremo la serata!

Vi voglio parlare un attimino del nostro hotel: si chiama Waterville Hotel (cercatelo pure su Internet), è stato premiato dallo Stato di Washington come edificio d’epoca, non solo perché è “vecchio” (è stato costruito nel 1903) ma anche perché è stato mantenuto internamente come all’epoca!
Sapete per un italiano che significa?
Che è vecchio, obsoleto, da rinnovare completamente, in pratica qui è venerato come pezzo da museo, vanno orgogliosissimi della piattaia della nonna della nonna, dei mobiletti della cucina in ferro con le maniglie consumate e di tutti gli altri pezzi d’arredo che non so nemmeno come classificare.
A noi hanno dato la SUITE, un appartamentino con tanto di cucina però la cosa americana è che non c’è il piano cottura per cucinare, ma solo un microonde (quanto aveva ragione la tipa del museo!).
Durante questo ponte era tutto occupato ed è stato un miracolo riuscire a trovare un posto così, a TAKCHAWEE WAKANDA piace tantissimo dice che fa proprio America, ed ai bimbi piace proprio perché è diverso da casa loro e siamo in vacanza e a me piace perché… non devo né pulire né cucinare!!!

Cibo e buoi… dei paesi tuoi!!!

Con il passare dei mesi (siamo a 3!) siete diventati più numerosi e… desiderosi di leggere ancora le “folli” storielle di una semplice ragazza partita da un paesino in collina dell’Italia centrale, approdata a MI (the big apple italiana) ed adesso cittadina del mondo: residente oltreoceano.

Le mie avventure sono semplici e pure, sono quelle “disavventure” che potrebbero capitare a chiunque di voi, che come me siete gente normale, che non dorme al pensiero di preparare i bagagli anche per un semplice weekend fuori porta (Anna B. ci  sei???) o che si organizza fin nei minimi dettagli (Giuseppe S. ci sei???) o che parte all’avventura senza preoccuparsi di dove andrà, dormirà, mangerà (Marisa R. & Co. ci siete???).

Comunque, questo inizio un po’ mi serve per riallacciare il legame che si era creato con voi, lettori fedeli, in tanti mi avete chiesto di continuare, ma solo adesso che anche il mio maritozzo (parlo di Raffa!) mi ha detto:

“Honey, mi manca Eva, devi riprendere a scrivere!”, mi sono resa conto che vi piace davvero quella pazzerella avventurosa nonchè un po’ eccentrica globe-trotter partita da Sezze.

Quindi: eccomi qui.

Sono le 2:00 di notte, sono alla Whidbey Island in vacanza, e vi scrivo seduta sulla tazza del bagno perchè ancora non riesco a dormire dopo aver cenato in un ristorante americano!

Avete capito bene, non ho digerito, ed invece di guardare il soffitto e pensare a cosa fare domani, quando andrò a pucciarmi i piedi nell’oceano per la prima volta, ho deciso di pensare a voi, folto gruppo di fans.

Non crediate che abbia mangiato hamburger e french fries, ci sto alla larga, ho chiesto un toast ed un’insalata, il problema è che il toast viene passato in una padellina con burro perchè altrimenti non sa di nulla e l’insalata non si può condire semplicemente con olio e aceto (non lo aveva, pazzesco!) ma con una salsina… italiana.

Anche questo è pazzesco, lo so, e voi non avete nemmeno visto la salsina, è quasi densa ed è arancione con dei pezzi di peperoncino che galleggiano, nemmeno i miei amici calabresi (Rosalba&Vittorio ci siete???) mettono il peperoncino sull’insalata!

Comunque quando ho ordinato mi è sembrata la cosa più semplice e salutare, come si vede che non capisco niente di inglese!

Sì, perché l’altro enorme problema è capire cosa ci sia scritto sui menù, sono pieni di cose ma completamente intraducibili, dobbiamo andare a fortuna e sperare che non arrivi un enorme panino aperto a metà pieno di “zuppa di pesce” cioè un mare di panna nel quale hanno tuffato dei pezzi di pesce e… patate!!!

Come a molti di voi ho detto più volte, qui è impossibile mangiare, soprattutto per un italiano/a buongustaio come me.

Voi penserete che sono difficile, schizzinosa e persino con la puzza sotto il naso, ma quando si tratta di mangiare non transigo, quando hai fame, sei in un posto decente, hai qualche soldino da spendere (non come quando a 18 anni andammo in Francia e mangiai the e biscotti a colazione, pranzo e cena!) ti aspetti che ti mettano davanti innanzitutto un solo piatto con dentro una sola cosa o al max due compresa l’insalata.

NO

Qui ti arriva un piatto da portata, dove prepari la caprese per almeno sei persone, pieno zipillo di cose di tutti i colori; cominci a togliere i vari ciotolini (sempre inseriti nel piatto), nel primo puoi trovare il topping da versare sull’insalata, nel secondo dei cavoli lessi che non puoi condire, li devi mangiare come fossero patatine fritte (?) nel terzo e quarto due tipi diversi di burro spumoso che andrebbe spalmato sull’enorme patata lessa con la buccia che occupa un terzo del piatto, alla fine ti rimane da scoprire cosa ci sia sotto lo strato di salsa che ricopre il resto del piatto…

Vi chiederete: ma perché non va la supermercato e si compra il necessario per un semplice panino con la mortazza? (per i nordisti bologna, per i mezzani mortadella e per i sudisti non lo so)

Beh è semplice: perché non esiste!

Ma rimando lo spiegone del supermecato ad una prox puntata.

Insomma la situazione è questa, sei in guerra e devi lottare, prendi il coltello e la forchetta e cominci a farti spazio nel piatto, togli le ciotoline, rendi la patata commestibile e con un grande coraggio metti in bocca il primo pezzo della non identificata cosa salsosa e… mio Dio… è carne per il cane con la philadelfia squagliata ed i pezzetti di bacon giusto per insaporire!!!

Mi dispiace ma io italiana doc non riesco a chiudere chi occhi ed ingoiare!!!  

Come faccio?

Semplice guardo Raffa con gli occhi quasi in lacrime, con il boccone quasi intonso in bocca e la faccia completamente disgustata, lui per fortuna capisce al volo e con amore mi porge il suo piatto e prende il mio!

Cavolo come amo sto ragazzo, per fortuna che c’è lui a salvarmi dalle situazioni di pericolo, che interviene nel momento del bisogno, che può duellare per salvare la sua bella.

Lo so, può sembrare esagerato parlare così solo relativamente al cibo, ma, tutte le mie ex colleghe che per anni hanno pranzato con me e davanti a me in mensa (Laura, Mary, Anna, Vero, Anto e Sara ci siete?) sanno esattamente quanto io ci tenga al cibo!

Per farla veloce anche il piatto di Raffa mi fa piangere e tento la strada piu’ difficile: il piatto di Gaia, forse se le prometto la casa di Barbie mi fa assaggiare il suo hamburger ed una patatina fritta…

 

Vi chiederete com’è andata a finire?!?

Dunque: la patatina era buona, il pezzo di lattuga del panino anche, ma diciamo che non l’ho spuntata e che mi ritrovo adesso dove vi ho detto all’inizio!

 

Spero proprio che mi capiate e che, se viaggerete in USA, vi porterete viveri in valigia e non vestiti!!!

Ingresso trionfale

Wow vediamo subito una faccia amica, è Luciano (romanaccio doc) che c’è venuto a prendere, ci salutiamo e iniziano subito commenti simpatici su quanta roba avevamo al seguito…
“A casa aavete lasciata a Milano o ariva cor prossimo aereo?!?”
“Siete sicuri che l’aereo dopo non c’ha l’artri bagagli?!?!?”
“ Che c’avete pure i parenti in valigggggia?!?!”

Adesso dovevamo andare a prenderci la macchina e andare a casa nuova.
Gaia doveva spingere Gabriele nel passeggino, io un carrello pieno di valigie e Raffaele l’altro carrello pieno.
Raffa si mette in fila e noi lo aspettiamo in disparte, mentre parlo con Luciano sentiamo ridere la bionda che lo stava servendo… Luciano mi guarda ed io gli dico
“Nun te preoccupà, sta a fa er piacione co a tipa, forse pe pià na machina piu’ grande?!?!”
…ao… Raffa si presenta con un sorriso a 78 denti e le chiavi della macchina che fa allegramente dondolare davanti al viso.

Ride sotto i baffi (?!?), ci fa strada verso le auto parcheggiate e non dice una parola, io e Luciano ci guardiamo e non mi trattengo dal chiedergli
“Kai risolto?! T’avemo visto fa er piacione!!!”
e lui ancora nulla, anzi si gira e mostra un sorriso a 108 denti (!?!?)…
Si blocca di colpo davanti al n. 208 e con un gesto da gentiluomo ci mostra la nostra nuova auto… accipicchiolina, caspiteruccia, cavolacciotti, minchiuzzetti…azz… la macchina è una Lincoln Town-car nera 5000 di cilindrata, tutta cromata (….è tua se dici siiiii!!!! W Lucio Battisti).
Non possiamo credere ai nostri occhi, anche Luciano, che oramai vive qui da 1 anno, non se l’aspettava proprio, è il tipo di macchina di rappresentanza, quella con l’autista, l’auto che accompagna i personaggi dall’hotel all’aeroporto, quella con le bandierine americane sui fanali anteriori, quella con i vetri oscurati per proteggere la privacy dei passeggeri… ed adesso è niente popò di meno che… l’auto familiare Belli/Limosani!!!
Vi immaginate che spettacolo vedere scendere da quella macchina una stangona, magra, capelli castani (..sono io…) e due marmocchi ed anche il passeggino?!?!? Che spettacolo!

Vi posso dire che però è la macchina più comoda che abbia mai utilizzato, è un divano in pelle per quanto è confortevole!

Ovviamente dopo i primi momenti di assoluto stupore mi sono ripresa ed ho chiesto a Raffa:
“Com’hai fatto a fatte da sta machina?”
e lui tutto tronfio e col petto gonfio come un gallo cedrone
“Hai sentito come rideva? E’ perchè ha visto la mia foto sulla patente e non poteva credere fossi io!!! Ed io mi sono preso in giro da solo… a lei è piaciuta la cosa, si è intenerita e ci ha “regalato” questa macchina comoda per tutta la famiglia ed i bagagli”
… caspita, io m’ero fatta i film sul broccolaggio di Raffa ed invece la tipa lo stava soltanto prendendo in giro!!!

Ho ragionato solo dopo che in Italia si fa la foto per la patente a 18 anni e rimane quella per tutta la vita!!! E lo chiamano documento di riconoscimento!!!

Comunque l’avevamo spuntata anche stavolta, in macchina ci sono entrati tutti i bagagli e ci siamo incamminati verso casa a Redmond.

Sono le 19.30, siamo stanchi distrutti, affamati e curiosissimi della casa che ci hanno assegnato e che sarà nostra per i prossimi due mesi… arriviamo davanti ad un cancello con la scritta “Avalon at bear creek”, prendo uno dei telecomandi lo punto verso il cancello e …magicamente si apre… la strada è immersa in un praticello verde pieno di fiorellini ed alberelli, ci sono costruzioni in legno di 2 piani, cerchiamo la palazzina con la lettera N, ma non la troviamo, finiscono le palazzine e continuiamo la stradina, passiamo accanto alla piscina ed al parco giochi, adesso iniziano le casette a schiera ed ecco che appare la lettera, cerchiamo la porta con il numero 1954 …

Wow… possiamo parcheggiare davanti al nostro garage, è una villetta a schiera su tre piani, prendo l’altro telecomando e come per magia si apre la porta automatica del garage, prendo le chiavi e con Gaia al seguito apro la porta… si vede una piccola rampa di scale, le saliamo in silenzio…
Wow… cucina enorme con l’isola, sala con un televisore senza tubo catodico (in Italia eravamo antichi, avevamo la televisione di quando c’eravamo sposati 10 anni prima!!!)…
Gaia corre impazzita e mi continua a chiedere
“Mamma, ma è casa nostra?”
“Mamma, guarda che cucina grande!”
“Mamma, hai visto il divano?”
“Mamma, che grande finestra!”
“Mamma, che bella lampada!”

ho chiuso il cervello, non la sento più, sono immersa nell’osservare tutta quell’abbondanza….

”Mamma, dove dormiamo?” …
caspiterina, ha ragione, c’è qualcosa che non mi quadra… ah ecco, ci sono altre scale, portano al piano di sopra, il piano notte… le saliamo in silenzio…
Wow… ci sono 2 stanze e due bagni, entrambe comodissime e con due enormi letti matrimoniali!!!

Insomma la casa è splendida, nel frattempo anche Raffa è salito con Gabriele addormentato in braccio, seguito da Luciano, anche loro sono impressionati, Luciano ci dice ce c’è andata bene, la casa è luminosa e molto confortevole.

Raffa mette Gabriele sul divano, accompagna Luciano alla macchina ed io e Gaia li seguiamo,
ci salutiamo e …

DINDINDINDDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDIN

cos’è questo rumore assordante, da dove viene, mi affaccio alla porta rivolta verso Raffa e Luciano che sono alla macchina, alzo le spalle, non capisco, è un allarme, allarme del fuoco…o cavolo.. cos’ è succ…mi giro verso Gaia…e lei è li pietrificata, ancora con la mano sulla leva dell’allarme antincendio…
”Mamma, credevo fosse la luce…”

…o Santo Cielo…

“Raffa è stata Gaia!!!”…
entrambi corrono dentro a verificare se possono interrompere quel rumore che intanto ci sta perforando il cervello… non si puo’ bloccare…

UuuuuuuuuUUUUUUUUUuuuuuuuuuuuUUUUUUUUUuuuuuuuuuuUUUUUUUUuuuuuuu
… cos’è quest’altra sirena?

Mi affaccio dalla porta e fuori c’è un’autopompa dei vigili del fuoco, una camionetta, un furgone e la gru…non credo che le gambe mi reggano… non mi tengono più… cosa faccio adesso… guardo Raffa e dico
“Raffa, fuori c’è tutta l’arma dei pompieri americani per noi!!!”…
me ne sono capitate in vita mia di cose… ma trovarmi da 5 minuti in un paese lontano e talmente diverso, cercando di spiegare in un inglese zoppicante che dopo 20 ore di viaggio mia figlia, che non capisce una parola di inglese, ha scambiato l’allarme antincendio per l’interruttore della luce, ancora non l’avevo mai provato!

E’ inutile raccontare lo spiegamento di forze: che c’erano 20 pompieri tutti attrezzati e che non avevo nemmeno mai visto tutte quelle attrezzature, che tutto il condominio era affacciato alle finestre o per strada, mi sentivo piccola piccola… sapete cos’ha detto il capo dei pompieri in tutta risposta?
“Sdufhadsighriuisfhsireighsi iifhsdiy iiufhifhsdpi ifgifdk dlgjaa dkhkghihsaf hkfhrityof ahfathgfhgkgqo ogjdk”
traduzione:
“E’ ovvio che la bambina abbia sbagliato, sull’allarme c’è scritto: pull in case of fire (tirare in caso di incendio) e non in case of fire pull (in caso di incendio tirare)!!!”…
non potevo credere alle mie orecchie… il pompiere stava dicendo che era possibile sbagliare solo perchè il messaggio non era del tutto corretto?!?!?!

Io e Raffa ci siamo guardati e con un sorriso a 150 denti abbiamo detto:
“Ok, thank you for your patience”
… sono andati via dopo averci fatto firmare un foglio di intervento, non ci hanno fatto pagare nulla e ci hanno augurato buona permanenza!

Fino ad adesso non ho volutamente nominato Gaia, che nel frattempo era diventata minuscola in un angoletto.
Come sono andati via tutti ha detto:
”Scusate tantissimo, per punizione non mangio per una settimana!!!”…

ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti

“Ben venuto/a in America!!!”…

a proposito di Gabriele: beh lui ha dormito sul divano tutto il tempo!!!

Grandi novita’!

Oggi è il 27 maggio 2012, non lo scrivo perchè è San Paganino, in Italia, ma perchè da oggi comincio a scrivere il mio diario.

Se qualcuno ancora non lo sapesse, sono Eva (Angela Belli), lo avevo gia’ iniziato quasi 2 anni fa quando ero venuta x la prima volta qui a Seattle.
Adesso che ci vivo da quasi 3 settimane posso raccontarvi tante di quelle cose… comincerei con l’11 febbraio 2012… era un venerdi’ notte, ore 23.45, sono oramai addormentata e dall’oltretomba sento una voce lontana che pero’ si avvicina, sempre piu’ vicina, ammazza quant’è vicina, ma chi diavolo e’???
Caspita, è Raffa che mi chiama, è accanto a me nel lettone, cosa vuole, non vede che dormo, lo sa che il mio sonno e’ sacro, cosa vuole, forse sta male?!?
Apro un occhio, e’ li che trema, cavolo, sta male, aspetta, mi sveglio: SONO SVEGLIA.
“Raffa cos’hai?” non riesce a parlare, ha in mano lo smartphone e mi mostra una mail e mi dice: “ANDIAMO IN AMERICA!”
silenzio assoluto, lui cerca di respirare ed io di non svenire.
Blatero qualche parola sconfusionata beh non mi dilungo nei dettagli, ma dal quel momento in poi la nostra vita sarebbe cambiata.

Cominciano quasi 3 mesi di marce forzate, di giri, di mail, di telefonate, di informazioni, di domande, di fogli, di firme tutto questo per spostare le nostre vite dall’altra parte del mondo.

Non mi dilungo neanche in questo, vi lascio immaginare cosa sia significato, in tanti lo avete anche vissuto insieme a noi.

Partirei con una foto emblematica, quella cha abbiamo scattato il 7 maggio 2012, giorno prima della partenza, la nostra casa a Tribiano tutta completamente infilata dentro a 230 scatoloni di tutte le dimensioni, vi lascio costruire in mente la situazione della casa e di noi, oramai ridotti a dei cadaveri ambulanti che cercano di non dimenticarsi nulla e di realizzare cosa acccadra’ il giorno successivo.
Siamo all’aeroporto, stavolta faccio la figa e vado in farmacia a comprarmi le pasticche x il mar d’aereo (l’altra volta a momenti non mi facevano entrare in USA: ero verde) e con mio stupore devo scegliere solo tra 2 possibilita’:

1. travelgum, e’ una cicca (gomma da masticare in Milanese) molto blanda

2. blablabla e’ una bomba che addormenterebbe chiunque

Secondo voi quale scelgo?
Il travelgum perche’ devo seguire 2 bambini per ben 15 ore di viaggio piu’ lo scalo e tutto il resto.

Vi anticipo che ho passato 15 ore di volo colorata di verde, mezza morta nei sedili e senza nemmeno la forza di alzarmi, era meglio la bomba!!!
Facciamo che adesso vi racconto che a Londra, dove abbiamo fatto scalo, ci hanno fermato subito, ma non perche’ io fossi verde o Raffaele sembrasse un galeotto, ma perche’ avevo portato giusto qualche medicina italiana, x qualche intendo un trolley pieno zipillo!
Avevo chiesto info e mi era stato detto che potevo portare solo se c’era la prescrizione del dottore, hanno aperto la valigia e le pasticche a momenti volano fuori, era stata chiusa sedendomici sopra, hanno spalancato gli occhi e mi hanno guardata, avevo addosso anche gli occhi di Raffa che diceva “non stiamo andando nel terzo mondo, avranno le medicine in USA” io pero’ non mi fidavo ed ho preferito fare qualche scorta:

3 bottiglie dello sciroppo del mio omeopata (Romano Mazza, usatelo e’ fenomenale)

2 bottiglie di tachipirina (manco se la bevissimo ai pasti!)

2 confezioni di Moment

1 tubetto di Valeriana (x Raffa!!!) et. etc.

avevo tutte le prescrizioni (devo fare un altarino alla Dott.ssa Scioscia).

Fino al giorno della partenza non avevo voluto spiccicare nemmeno una parola di inglese, quando ho dovuto iniziare?

Mentre avevo Gabry in braccio perche’ ci avevano imbarcato il passeggino nella stiva e non a bordo (!?) mentre Gaia mi tirava i pantaloni perche’ erano le 15 e non avevamo ancora pranzato e mentre Raffa, coperto dalle sei valigie del bagaglio a mano cercava di arrivare, con i pantaloni quasi calati (termine sezzese per dire che c’aveva i pantaloni quasi alle caviglie) perche’ s’era dovuto togliere la cintola per passare al metal-detector.
Ho deciso che avrei preso la situazione in mano… “I need all of this, I feel bad, my babies are seek” non avrei mai e poi mai rinunciato alla mia scorta di pastiglie per la gola alle erbe, ne’ tanto meno alle perette alla glicerina per Gabry, che e’ preciso come un orologio, ma non si sa mai!

Mi viene un’idea geniale – aho, mo glie do tutte e carte che m’ha fatto a dottoressa così vediamo che ce capisce! – e  gli porgo gentilmente circa 10 prescrizioni mediche, lui alza lo sguardo verso di me, mi guarda e … ne chiama un’altro: IL SUPERVISOR.

Wow ho scatenato l’ira di tutti gli omini dell’aeroporto, confabulano tra di loro a bassa voce e poi il verdetto: “May you have to put this medicins into an another baggage that will be boarded”, sgrano gli occhi verso Raffale e mi traduce “dobbiamo imbarcare tutto!” fammi capire: posso portarmi tutto?!

Evviva avrò con me tutti i miei preziosi unguenti, pozioni, infusi, manco fossi una santona guaritrice!

Posso accettare il compromesso, c’è un problema: le pappe di Gabriele, non posso metterle nella stiva, mi servono, faccio un profondo respiro, alzo gli occhi e lo guardo “I need this and this and this and this and this..” in pratica gli stavo indicando tutti i vasetti di pappe pronte e merende, mi guarda e dice “Can you taste?” diavolacci, devo assaggiare tutto, vabbè ancora una volta, devo aprire tutto e poi richiudere, ma aspetta un po’, come faccio ad assaggiare? No, no, noooo devo leccare i colli di tutti i vasetti di omogeneizzato?!?!? Non ci credo, ma siamo mica agenti segreti, cosa diavolo posso mettere nei vasetti di omogeneizzato?

Raffa capisce la situazione, si tira su le maniche della camicia, “affila” la lingua ed inizia con il pollo, segue il formaggino, la pera, la mela, lo yogurt ed infine le verdure .

Di che colore era Raffaele? Vi giuro che, dopo averci vissuto in England, non me ne ero innamorata, adesso la odiavo proprio.

Comunque ce l’abbiamo fatta, bagagli passati, controlli fatti, adesso dovevamo solo mangiare, abbiamo cercato un posticino all’interno anche perchè avevamo solo mezz’ora e miracolo abbiamo trovato un piccolo ristoro italiano, o almeno c’era scritto così, mi avvicino e vedo che di italiano non c’è proprio nulla, forse i prezzi, esattamente come quelli dell’Autogrill, ESAGERATI!

In pratica m’è andato di traverso prima ancora di averlo mangiato. Da buona italiana ci bevo un the caldo, ma quando s’è visto un panino accompagnato da un the in Italia? Vi giuro che non si poteva mangiare altro!

Arriva finalmente il momento di salire sull’aereo, dovranno passare 10 ore prima di rimettere piede sulla terra ferma, giuro che se arrivo sana e salva bacio il suolo come il Papa.

Avrei da raccontarvi dell’aereo, di come era bella la nostra hostess, tanto bella quanto aschera (in sezzese significa acida), di quanta gente ci fosse, delle tv ad ogni seggiolino, delle bevande, del cibo, delle toilette e chi più ne ha più ne metta, ma vi racconterò solo di come sono stata male!!!

Non avendo comprato una medicina anestetizzante o soporifera ho passato 10 ore come un cadavere, non ho visto nemmeno un film, non ho sentito musica, ho tenuto quasi sempre gli occhi chiusi cercando di concentrarmi per non dover usare quei famosissimi sacchetti bianchi che ci sono a disposizione nella tasca di fronte al tuo sedile!

Posso però dire che i bimbi sono stati molto bravi, Gaia ha guardato i film in programmazione per i bimbi e Gabriele ha allietato mezzo aereo con i suoi acuti, ogni tanto ha piagnucolato, ma il resto del tempo ha dormito, mangiato o chiaccherato.

Quindi in 10 ore abbiamo solo “adottato” un nonnino americano, s’è avvicinato per farci i complimenti per Gabriele, la moglie lo aveva mandato a vedere il bimbo seduto in prima fila e lui non si è potuto trattenere dal dircelo. Ci ha raccontato un po’ di cose e ci ha chiesto come mai fossimo sull’aereo, è stato gentile, o almeno credo, per quello che ho capito d’inglese!!!

“ifjofh ewohd ofhfhsih nhsfkjsd wefohef dfhdf odfo fofnknclju pipcdnvapewfdnvcls fdjldrof cd SEATTLE lkjfsdfj dlfjdr faòdfjf fafjòoaoù” questo è quello che ha detto il capitano, “Raffffaè ca detto?” “tra qualche minuto atterriamo”,  Aaalleluia Aalleluiaa Alleeluuia

Ed eccoci qui, in questa terra tanto sognata da tanti, tanto immaginata da tutti con tante cose da vedere per tutti e tante cose da fare per tanti, con tanto di tutto e troppo per tanti…

Come faccio a dirvi che non sapevo cosa fare? Mi prenderete per scema, penserete: questa è nella terra delle occasioni e sta li’ ferma come una brocca?!?

Beh, è complicato farvi capire la sensazione che ho provato quando, mettendo piede a terra, ho realizzato: sono in Ammmerica.

Ho guardato la mia famiglia e mi sono venuti gli occhi lucidi, che decisione abbiamo preso, che cambiamento, che avventura, chissà cosa ci aspetta dietro quella porta…

… to be continued

Kisses, the Author

Un nuovo inizio…

Grazie   grazie    grazie

Sto ringraziando la mia “mente”, mi fa i complimenti per essere riuscita ad aprire un blog (solo dopo 4 tentativi!!!), ma voglio ringraziare anche tutti coloro che mi hanno spinta a farlo, grazie dell’incoraggiamento.

Un bacio a R, G, V, D, M, T, L, A, M, N, P, E, M, A, I, S e poi pure a C, H, E, S, T, A, I, A, F, A?

La vostra comica/scrittrice plefelita.

Eva Belli