This is not your business!

Significa “non sono affari tuoi”.

Finalmente una bellissima giornata di sole e cielo azzurrissimo, è una domenica mattina e mi viene subito voglia di proporre alla famiglia di andare lungo il fiume a Woodenville in bici.
Tutti entusiasti!
Aggiungo anche che avrei preparato la focaccia per un picnic bordo fiume e lì le ovazioni sono arrivate alle stelle!!!

Diciamo che, tra la standing ovation e la preparazione di tutto l’armamentario, sono passate quasi 2 ore!
Ovviamente conoscendomi saprete che non lascio nulla al caso, che per una gitarella del genere sono in grado di riempire tre zaini di “attrezzature” oltre a quello del cibo.

Come si può andare in bici a cinque km da casa senza… il set da cucito? E se si scuce qualche cosa?
Non si può pensare di affrontare il “Tour di Woodenville” senza un cambio d’abito completo per tutti!

Come fare a meno del telo impermeabile per sedersi a terra, delle corde per fissare gli zaini alla bici, della pila d’emergenza, del set unghie, del defibrillatore… ehi buoni adesso sto scherzando, non ho portato il set da unghie!!!

Comunque, bardati come per andare sulla neve, siamo scesi in garage per montare il porta bici sulla macchina, è uno strumento comodissimo ma… da fisico nucleare, per fortuna che ho un marito ingegnere!

Quindi lui ha montato le bici, io i bambini e le “valigie” e siamo partiti, all’alba delle 11.15am, alla volta della passeggiata lungo fiume.

Inutile dire che c’è il pargheggio sufficiente per 100 macchine e che la stradina che costegia il fiume è divisa in corsie per le bici ed i pedoni per ogni senso di marcia.
Lungo il percorso (il fiume collega più paesi) ci sono i servizi igienici e le fontanelle con l’acqua potabile.

Raffa scarica la macchina ed io assegno gli zaini e distribuisco cappelli, paraorecchie, guanti e crema per il sole! Scherzo!!!

Comunque io che soffro di orecchie metto il cappello con il pelo alla moscovita, ma c’è un problema: il casco non mi entra!
Fa nulla, niente casco, però, sopra il cappello metto le orecchie di pelo perchè sennò l’aria mi entra e mi ammalo.

Metto i guanti, chiudo la felpa, chiudo il gilet e parto.
Dietro Gaia e poi Raffa.
Gabry è nel seggiolino dietro di me, non sembra essere molto convinto, a malapena riesce a vedere tra le fessure del cappello e la giacca!

Non pensate che sia esagerata, vabbè il sole, ma è febbraio e fa un freddo becco e l’aria taglia il viso e entra tra i vestiti e senti tanti piccoli spilli che pungono.

Ma come?!
Non lo pensano così gli americani?
Noooooo, mentre noi battevamo i denti e pedalavamo, loro erano a maniche corte e pantaloncini corti!
Esatto, bambini compresi.

Culture diverse! Poco importa, io ho freddo!

Pedaliamo spensierati, tenedoci sulla destra della pista ciclabile e sentiamo una voce che si avvicina e dice
“Watch your left” che significa “attento a sx”

Mentre mi sfila accanto non si trattiene e mi dice
“Your baby must wear a helmet” “il tuo bambino deve indossare il casco”
Se fossi stata in Italia avrei risposto
“fatte ’na padellata d’affari tuoi e vedi de n’te ’nfrocià a n’arbero”, ma mi sono limitata a dire
“It’s not your business”.
Ma io dico: stai a faticà, voi perde peso, voi rimanè giovane e campà cent’anni… e allora pedala a bocca chiusa!!!

Ore 2pm, tutti a casa, Gabry a letto ed io a svuotare le “valigie”!

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