… qual è il colmo per…

Qual’è il colmo per un’italiana in America?

Voler parlare con un estetisto cinese!

Voi direte: se questo è il prologo chissà cosa c’è dopo!!!

Dopo c’è una sudata pazzesca, infatti, per farmi capire ho sudato 7 camicie ma… ce l’ho fatta!

Ecco com’è andata.

Vado dal mio nail shop, sono stata fortunata a trovarne uno proprio vicino casa che sa lavorare bene ed è molto preciso, che come tutti i nail shops d’America sono dei cinesi che tra di loro parlano asiatico e di americano forse sanno meno di me!!!

Vi dico anche che i più precisi e pazienti sono gli estetisto, cioè gli uomini, lavorano bene e sanno essere veramente professionali, io adesso ne ho uno preferito, chiedo sempre di lui per il pedicure, si chiama WU.

Vado circa una volta al mese e, da quando ci vado, credo di aver scambiato con lui tre frasi in totale, io non capisco quello che dice e lui non ha la più pallida idea di quello che dico io!!!

Comunque non abbiamo bisogno di dialogare, a me basta scegliere il colore dello smalto, mettermi seduta sulla poltrona massaggiante, mettere i piedi a mollo nell’idromassaggio con cromoterapia e partire per la più bella ora di relax che posso concedermi.

Tutto questo è stato perfetto fino a che lei, la tremenda, la subdola e direi anche cattivella MENTE non ha deciso che era il momento di avere: udite udite il french manicure con lo Shellac (smalto permanente) e il flower sul pollicione del piede!!!

Ma io dico: non andava bene un normalissimo smalto bello, messo benissimo come al solito?!?!?

Ovviamente avrete capito che ho aperto bocca e già questo ha provocato in Wu una situazione quasi ingestibile, comunque ho insistito ed ho detto:
“Can I have a Shellac french manicure, please?”
e lui:
“manicule?”
ed io:
“Yeah, manicure, french manicure with Shellac”

Ovviamente scandisco bene le parole e parlo lentamente ma alzo la voce credendo che sia sordo e succede sempre che tutte le altre donne si girino verso di noi piene di curiosità per la scenetta che possono gustare!

Wu risponde:
“Cellac manucule, a, a, manicule no time, cellac manicule”.

Capisco (?) che lui non può farmi anche le mani perché ha altre clienti quindi gli dico che va bene se me le fa qualcun altro, alza un po’ la voce ed in cinese per circa due minuti parla con gli altri colleghi, sembra una questione di stato del resto ho solo chiesto una manicure per la quale voglio anche pagare!

Dopo poco si avvicina una ragazza, mi prende la mano, la guarda e dice:
“Youl nails ale ok, i do fol you!”
bene me le fa lei, comincio ad essere orgogliosa di me, me la sono cavata bene!

Prepara tutto l’occorrente ed apre la bocca ed inizia a parlare, vi giuro che anche un musulmano ad una funzione religiosa cattolica avrebbe capito di più!

Non so dirvi assolutamente se stesse parlando di come volevo le unghie, corte o lunghe, come volevo la lunetta, fine o spessa, se mi stava dicendo il costo o semplicemente raccontando la sua vita, ho aperto bocca ed ho detto:
“Sorry, I don’t speak a good English, can you speak slowly please?”
e lei:
“I’m talking with him!!!!”
che figuraccia, stava parlando in cinese con Wu!!!

Mi sono detta, ma che diavolo esci di casa, mettiti lo smalto da sola, anzi insegna a Raffa a fare un’ottima manicure, così risparmi anche!!!

Il risultato finale è stato che non ho mai parlato così tanto in un nail shop, che non ho mai pagato così tanto ma… che ho un bellissimo fiore brillantinato sul pollicione del piede dx e… un french manicure da invidia!!!

Che scherzi fa la mia mente!

Ciao a tutti!
Questo nuovo racconto parlerà della mia prima lezione di cucito!!!

La mia mente dopo quattro mesi di America ha pensato di sentirsi pronta ad intraprendere qualche cosa di nuovo, del resto capisce tutto della lingua, conosce tutte le abitudini americane, era scontato che facesse questa scelta!!!

Io mi domando: ma dove ero io mentre la mia mente sceglieva via internet il corso che avrei frequentato al Community Center?

Mentre cercavo di farla ragionare lei giustamente mi spiegava le sue ragioni:

”Ma Angela, vorrai cominciare a conoscere qualche americana vera, sei sempre con gli italiani, vuoi cominciare a conoscere meglio il funzionamento di questa città, delle loro abitudini e poi dovrai pur imparare un mestiere!?!”.

Beh, quando mi ha detto così mi sono alterata ed ho risposto:

”Mente, devi capire che già faccio tante cose, mi occupo della casa, dei bimbi e della famiglia, faccio dolci su prenotazione, e poi devo lasciarmi spazio libero per del puro e sano shopping, per i pranzi con le amiche, per le sedute di manicure e pedicure…”

ma la mia mente non ha voluto sentire ragioni e mi ha fatto cliccare su due corsi:

• un corso di un giorno di basi di cucito dalle 18.30 alle 20.00, il volantino diceva “PORTATE LA VOSTRA MACCHINA DA CUCIRE, LE FORBICI, IL FILO, LE ISTRUZIONI E … TANTA VOGLIA DI IMPARARE!!!” mi sono ripresa subito perchè ho pensato a quante cosine dovevo procurarmi e a come organizzare questa prima sessione di shopping!
• Subito dopo la mia mente mi ha fatto cliccare su un secondo corso della durata di 4 lezioni su “PILLOW-CASE” cioè copricuscino d’arredo…???… cosa ci dovrò mai fare con i copricuscini?

Beh, posso cambiare tutti quelli che ho in casa (n.10) e poi… posso mettermi a farne anche per le amiche o addirittura posso venderli!

Non è una cattiva idea:
”Se compri un PaTiramisù da 15 porzioni, con altri soli $10 avrai in più uno splendido pillow-case cucito a mano!!!”

Perché no… clicco e confermo!!!

Ed eccomi qui adesso a raccontarvi il mio primo giorno di scuola… di cucito!
Quando ho visto le altre 5 alunne, mi sono sentita subito una delle famose “sorelle Fontana”, loro avevano tutte le mani occupate nel portare le scatole con le macchine da cucire, in bocca la borsa, in tasca l’acqua (qui senza una bevanda non si va da nessuna parte!) ed invece io che mi dirigo verso l’entrata della classe con una sola mano occupata a tirare il mio trolley porta macchina da cucire; avete la giusta immagine davanti agli occhi, ho comprato con il 70% di sconto un trolley fatto apposta, è una figata estremamente comoda ma estremamente brutta (sarà questo il motivo del 70% di sconto!!!).

La fantasia che ricopre il trolley è quella che si usava 50 anni fa per rivestire le poltrone della nonna nelle case di montagna, ci mancano solo le frange e sembra una poltrona comunque per la sua funzione è perfetta anzi, vedendo le altre “sarte”, sono orgogliosa del mio acquisto.

Diciamo che come inizio mi sento una buona studentessa con almeno tutto l’occorrente; io almeno la mia Singer già la conosco un pochino (ho cucito la copertina per la stampante, altrimenti si impolvera troppo!).
Invece un’altra è arrivata con la sua macchina ancora imballata, non l’aveva nemmeno tolta dalla plastica, quindi l’abbiamo dovuta aspettare fino a che ha messo anche lei il suo rocchetto di filo (bobin)… mah!

Il primo lavoro che dobbiamo fare è: una piccola pochette da borsetta.

Mi dico: carina ed almeno utile (e la mia mente: ”Te l’avevo detto che era utile il corso!”).

La teacher ci dà le istruzioni scritte su un foglio di carta e dice:
”sdajhfipauhdv;hkxbvoaeg difyhsdkjvheiyfh sdifyhsdicsadku eiuyrsdvbsdh“.

Ho gli occhi sbarrati, il labbro ha un piccolo tic nervoso e sono sicura anche di avere i capelli dritti… ma di cosa sta parlando ‘sta qua?!
Non c’ho capito assolutamente nulla, che faccio?
Le chiedo di ripetere oppure aspetto e vedo cosa fanno le altre?

ASPETTO.

Cavolini ognuna va in una direzione diversa, quella accanto a me, che chiamerò “Sorry”, si è messa su un altro tavolo ed aspetta qualche cosa in piedi, quella “organizzatissima” (cioè quella arrivata con la scatola imballata), è seduta che fissa la sua Necchi tutta soddisfatta, la cinese è corsa a casa perché ha dimenticato il pedale della macchina (elemento indispensabile), la ragazza sta mandando un sms, la secchiona non so cosa stia cucendo e la teacher sta rovistando negli armadi cercando qualche cosa.

Ho ancora il labbro che balla, ma almeno ho qualche secondo per cercare di riprendermi, che faccio?
Ahhhh sì, bevo un goccino d’acqua, apro il trolley, prendo la bottiglietta d’acqua, faccio il primo sorso e sento:
“sgsdag iughadkh ihih hkh idhfisdhf “
mi va di traverso l’acqua, comincio a tossire cercando di non dar a vedere che sto per morire, le altre si alzano e vanno verso la teacher che ha trovato quello che cercava: le forbici.

Con gli occhi rossi e lacrimosi per la ricerca di ossigeno, mi alzo e vado dalle altre, prendo anche io una forbice ed inizio a ritagliare il cartamodello, lo appoggio sulla stoffa, lo spillo… ma si dai è facile, basta che guardo le altre, ce la posso fare, basta… non bere più!!!

Ovviamente il sottofondo è sempre:
“dghsdgfs eofdsaa eouwelfhs fhihfq kdhfodshfiuahfasdgihgi ihgi sdgh” cerco di ascoltare e capire quello che sta spiegando, sicuramente sono le istruzioni per fare la pochette, ma io non capisco nulla, però non sono più preoccupata, basta osservare… dove vanno tutte, cosa stanno facendo… cosa dicono???

Sono di nuovo in ordine sparso, ognuna fa una cosa diversa: chi copio adesso?

Scelgo Sorry, del resto è seduta alla mia destra.

Ok, prende un pezzo della stoffa e mette altri spilli in modo diverso, mentre cerco anche io di fare qualche cosa, mi passa accanto la teacher e… si ferma:
”hdsgfjdg dihdsg d iuhf dsvadh hie hgidf”
non posso rispondere, non so cosa ha detto, e decido di sorridere, ma dalla sua faccia capisco che era una domanda, infatti prende la mia stoffa e mi fa vedere come mettere gli spilli, ecco cosa aveva spiegato!

Vabbè imparerò anche io i termini, nel frattempo Sorry ha problemi con la sua Singer, non so perché, e non chiedetevelo nemmeno voi, ho deciso che potevo risolvere il suo problema ed ho aperto bocca:
“Maybe is a problem with your thing, sorry but I don’t know the name of this” e le indico il filo… capite, ho voluto aiutare un’americana ad un corso di cucito e non so nemmeno come si chiama il filo!!!

Sono impazzita ma la colpa è tutta della mia mente che ha avuto questa “brillante” idea!

Comunque per ritornare a noi, la tipa mi guarda ma non mi risponde ed io mi limito a dire “Sorry” ed ecco da dove è nato il nome che le ho dato!

Giusto per non lasciarvi con il fiato sospeso Sorry ha chiamato la teacher e tutte siamo andate avanti a cucire, ma io non ho più detto una parola!!!

Filo: thread
Macchina da cucire: sawing machine
Ago: needle
Forbici: scissors
Cucitura: stitches
Tensione dei punti: tension
Spilli: pins

Mi raccomando imparate tutto anche voi, perché lunedì prossimo alla lezione vi interrogo tutti!!!

P.S. La mia pochette è venuta benissimo ed ho avuto i complimenti della teacher!!!