… wakan tanan kici un

Hohahe kola, Ciao amici,
haho nyaalanwi kapi! guardate la quinta storia!
Wakan tanan kici un. Che il grande Spirito vi benedica.

Pilamaya Grazie
Weenatche Lomahongva Eva

La traduzione è dal Sioux, uno dei dialetti degli indiani nativi americani!

Well… here we are…Waterville (Agosto 2012)
Allora…siamo qui… Waterville

Una minuscola cittadina completamente puramente e assolutamente tutta americana nella parte est dello stato di Washington.
I primi pionieri si sono spinti qui solo nel 1870, prima di loro c’erano solo gli indiani e il nulla…
Infatti lo spettacolo è proprio questo… il nulla!!!

Da casa stamattina abbiamo attraversato i seguenti scenari: civiltà, colline, montagne (1100mt.) foreste bellissime, laghi e fiumi, in pratica tutti gli scenari degli indiani:
– indiani nelle foreste
– indiani sulle canoe
– indiani nei villaggi sulle rive dei fiumi
– indiani a pesca sulle rive dei laghi e…
– indiani nel deserto.
Esatto dopo tantissimo verde e paesaggi magnifici siamo incappati nel pre-deserto, terra brulla, arsa dal sole, pochissimo verde proprio solo dove c’è acqua.

Sicuramente avrete visto i film dei primi cercatori d’oro o delle carovane di famiglie alla ricerca di nuove terre da coltivare e vivere beh siamo proprio in quella zona, nel WEST!!!

Anche se a 50 km da qui c’è Leawenworth cioè un piccolo paesino BAVARESE!!! Esattamente come lo conoscete tutti, tra le montagne trovate Merano in miniatura, gente vestita in tirolese, profumi che arrivano sotto il naso di wurstel e crauti, case dipinte, tanto legno e splendidi vasi di fiori appesi ai balconi che lasciano cadere magnifici pouf di colori e quasi ti senti a casa ma dopo poco ti immagini i Sioux che cavalcano a pelo i loro cavalli lanciati al galoppo dietro una mandria di bisonti.
Oramai mi sento una indiana e durante questo breve roadtrip di 3 giorni sarò:
WEENATCHE LOMAHONGVA cioè Mestolo fumante
Raffa sarà TAKCHAWEE WAKANDA media cottura
Gaia sarà HANTAYWEE MAKAWEE che significa lunghe gambe che leggono
Gabry sarà il piccolo ciuccio ribelle CHUCHIP HONANI.

Ci sentiamo degli avventurieri alla scoperta di nuove terre e vogliamo sapere tutto di questo posto, ci fermiamo avidi di storia nel museo davanti al nostro albergo e la signora che ci accoglie non immagina assolutamente che andrà a casa con un’ora di ritardo perché degli italiani che non sanno nemmeno bene l’inglese le faranno tantissime domande e saranno interessati nel vedere tutti gli oggetti del museo!
Saranno due ore di cultura del tutto nuova, fatta solo di pochi libri letti e qualche film visto, qui invece abbiamo potuto vedere ed anche toccare con mano le loro vite, le loro usanze, la loro cultura ed ovviamente le loro stranezze!
Mentre ci mostrava una riproduzione della cucina con tantissimi oggetti, utensili ed attrezzature mi sono stupita di quanto fossero avanti 100 anni fa rispetto alle nostre massaie, avevano un frigorifero che funzionava con dei blocchi di ghiaccio, avevano una sorta di forno che manteneva calda la cena, avevano dei contenitori dosatori per farina e zucchero, avevano il togli nocciolo per le ciliegie, delle stufe per cucinare molto innovative.
Ero veramente stupita della “tecnologia” delle casalinghe pioniere americane e la mia esclamazione è stata “Wow, the Italian housewives hadn’t all of these things!” e la tipa del museo ha risposto “ok, ed avete sempre cucinato meglio!!!” mi è scappata una risata, quanto ha ragione, con poco o nulla noi donne italiane mettiamo a tavola prelibatezze e lo riconoscono in tutto il mondo!!!

Oramai s’era fatta ‘na certa e ci siamo incamminati verso la Main Street (strada principale) e questo è lo scenario: un coffee (chiuso), un negozio di cose usate (chiuso), un ufficio assicurativo (chiuso), un minuscolo supermarket, un barber shop (chiuso), un ristorantino (chiuso), su 150 mt. di strada non c’era l’ombra di un luogo dove potessimo mangiare.
TAKCHAWEE WAKANDA ha preso in mano la situazione… noooooo, ha preso in mano lo smartphone ed ha cercato un ristorante, ma mentre guidavo ho visto una piccola insegna con la scritta RESTAURANT… controsterzo, freno a mano, fumo dalle ruote e parcheggio davanti all’ingresso.
TAKCHAWEE WAKANDA è già giù dalla macchina e va a chiedere se c’è posto (!), ci fa segno di sì e tutti e quattro con passo deciso entriamo in una… casa!
Esatto è una normalissima casa adibita a ristorante, c’è un solo enorme tavolo al centro dell’unica sala dove ci sono già a mangiare due coppie sedute di fronte, ci fanno accomodare allo stesso tavolo, tutti insieme.
HANTAYWEE MAKAWEE mi guarda incuriosita e chiede “Mamma ma tu li conosci?”.

Insomma abbiamo condiviso l’unico tavolo nell’unico ristorante di un paese sperduto nel nulla.
Devo ammettere che è stato molto carino, abbiamo chiacchierato e ci hanno fatto tante domande dopo averci fatto i complimenti per così tanto coraggio.
E nessuno ci crederà ma abbiamo anche mangiato bene, la chef è molto brava, considerando le precedenti avventure culinarie.
Tant’è che abbiamo prenotato un tavolo (?) anche per domani sera, e chissà con quali commensali divideremo la serata!

Vi voglio parlare un attimino del nostro hotel: si chiama Waterville Hotel (cercatelo pure su Internet), è stato premiato dallo Stato di Washington come edificio d’epoca, non solo perché è “vecchio” (è stato costruito nel 1903) ma anche perché è stato mantenuto internamente come all’epoca!
Sapete per un italiano che significa?
Che è vecchio, obsoleto, da rinnovare completamente, in pratica qui è venerato come pezzo da museo, vanno orgogliosissimi della piattaia della nonna della nonna, dei mobiletti della cucina in ferro con le maniglie consumate e di tutti gli altri pezzi d’arredo che non so nemmeno come classificare.
A noi hanno dato la SUITE, un appartamentino con tanto di cucina però la cosa americana è che non c’è il piano cottura per cucinare, ma solo un microonde (quanto aveva ragione la tipa del museo!).
Durante questo ponte era tutto occupato ed è stato un miracolo riuscire a trovare un posto così, a TAKCHAWEE WAKANDA piace tantissimo dice che fa proprio America, ed ai bimbi piace proprio perché è diverso da casa loro e siamo in vacanza e a me piace perché… non devo né pulire né cucinare!!!

Cibo e buoi… dei paesi tuoi!!!

Con il passare dei mesi (siamo a 3!) siete diventati più numerosi e… desiderosi di leggere ancora le “folli” storielle di una semplice ragazza partita da un paesino in collina dell’Italia centrale, approdata a MI (the big apple italiana) ed adesso cittadina del mondo: residente oltreoceano.

Le mie avventure sono semplici e pure, sono quelle “disavventure” che potrebbero capitare a chiunque di voi, che come me siete gente normale, che non dorme al pensiero di preparare i bagagli anche per un semplice weekend fuori porta (Anna B. ci  sei???) o che si organizza fin nei minimi dettagli (Giuseppe S. ci sei???) o che parte all’avventura senza preoccuparsi di dove andrà, dormirà, mangerà (Marisa R. & Co. ci siete???).

Comunque, questo inizio un po’ mi serve per riallacciare il legame che si era creato con voi, lettori fedeli, in tanti mi avete chiesto di continuare, ma solo adesso che anche il mio maritozzo (parlo di Raffa!) mi ha detto:

“Honey, mi manca Eva, devi riprendere a scrivere!”, mi sono resa conto che vi piace davvero quella pazzerella avventurosa nonchè un po’ eccentrica globe-trotter partita da Sezze.

Quindi: eccomi qui.

Sono le 2:00 di notte, sono alla Whidbey Island in vacanza, e vi scrivo seduta sulla tazza del bagno perchè ancora non riesco a dormire dopo aver cenato in un ristorante americano!

Avete capito bene, non ho digerito, ed invece di guardare il soffitto e pensare a cosa fare domani, quando andrò a pucciarmi i piedi nell’oceano per la prima volta, ho deciso di pensare a voi, folto gruppo di fans.

Non crediate che abbia mangiato hamburger e french fries, ci sto alla larga, ho chiesto un toast ed un’insalata, il problema è che il toast viene passato in una padellina con burro perchè altrimenti non sa di nulla e l’insalata non si può condire semplicemente con olio e aceto (non lo aveva, pazzesco!) ma con una salsina… italiana.

Anche questo è pazzesco, lo so, e voi non avete nemmeno visto la salsina, è quasi densa ed è arancione con dei pezzi di peperoncino che galleggiano, nemmeno i miei amici calabresi (Rosalba&Vittorio ci siete???) mettono il peperoncino sull’insalata!

Comunque quando ho ordinato mi è sembrata la cosa più semplice e salutare, come si vede che non capisco niente di inglese!

Sì, perché l’altro enorme problema è capire cosa ci sia scritto sui menù, sono pieni di cose ma completamente intraducibili, dobbiamo andare a fortuna e sperare che non arrivi un enorme panino aperto a metà pieno di “zuppa di pesce” cioè un mare di panna nel quale hanno tuffato dei pezzi di pesce e… patate!!!

Come a molti di voi ho detto più volte, qui è impossibile mangiare, soprattutto per un italiano/a buongustaio come me.

Voi penserete che sono difficile, schizzinosa e persino con la puzza sotto il naso, ma quando si tratta di mangiare non transigo, quando hai fame, sei in un posto decente, hai qualche soldino da spendere (non come quando a 18 anni andammo in Francia e mangiai the e biscotti a colazione, pranzo e cena!) ti aspetti che ti mettano davanti innanzitutto un solo piatto con dentro una sola cosa o al max due compresa l’insalata.

NO

Qui ti arriva un piatto da portata, dove prepari la caprese per almeno sei persone, pieno zipillo di cose di tutti i colori; cominci a togliere i vari ciotolini (sempre inseriti nel piatto), nel primo puoi trovare il topping da versare sull’insalata, nel secondo dei cavoli lessi che non puoi condire, li devi mangiare come fossero patatine fritte (?) nel terzo e quarto due tipi diversi di burro spumoso che andrebbe spalmato sull’enorme patata lessa con la buccia che occupa un terzo del piatto, alla fine ti rimane da scoprire cosa ci sia sotto lo strato di salsa che ricopre il resto del piatto…

Vi chiederete: ma perché non va la supermercato e si compra il necessario per un semplice panino con la mortazza? (per i nordisti bologna, per i mezzani mortadella e per i sudisti non lo so)

Beh è semplice: perché non esiste!

Ma rimando lo spiegone del supermecato ad una prox puntata.

Insomma la situazione è questa, sei in guerra e devi lottare, prendi il coltello e la forchetta e cominci a farti spazio nel piatto, togli le ciotoline, rendi la patata commestibile e con un grande coraggio metti in bocca il primo pezzo della non identificata cosa salsosa e… mio Dio… è carne per il cane con la philadelfia squagliata ed i pezzetti di bacon giusto per insaporire!!!

Mi dispiace ma io italiana doc non riesco a chiudere chi occhi ed ingoiare!!!  

Come faccio?

Semplice guardo Raffa con gli occhi quasi in lacrime, con il boccone quasi intonso in bocca e la faccia completamente disgustata, lui per fortuna capisce al volo e con amore mi porge il suo piatto e prende il mio!

Cavolo come amo sto ragazzo, per fortuna che c’è lui a salvarmi dalle situazioni di pericolo, che interviene nel momento del bisogno, che può duellare per salvare la sua bella.

Lo so, può sembrare esagerato parlare così solo relativamente al cibo, ma, tutte le mie ex colleghe che per anni hanno pranzato con me e davanti a me in mensa (Laura, Mary, Anna, Vero, Anto e Sara ci siete?) sanno esattamente quanto io ci tenga al cibo!

Per farla veloce anche il piatto di Raffa mi fa piangere e tento la strada piu’ difficile: il piatto di Gaia, forse se le prometto la casa di Barbie mi fa assaggiare il suo hamburger ed una patatina fritta…

 

Vi chiederete com’è andata a finire?!?

Dunque: la patatina era buona, il pezzo di lattuga del panino anche, ma diciamo che non l’ho spuntata e che mi ritrovo adesso dove vi ho detto all’inizio!

 

Spero proprio che mi capiate e che, se viaggerete in USA, vi porterete viveri in valigia e non vestiti!!!

Ingresso trionfale

Wow vediamo subito una faccia amica, è Luciano (romanaccio doc) che c’è venuto a prendere, ci salutiamo e iniziano subito commenti simpatici su quanta roba avevamo al seguito…
“A casa aavete lasciata a Milano o ariva cor prossimo aereo?!?”
“Siete sicuri che l’aereo dopo non c’ha l’artri bagagli?!?!?”
“ Che c’avete pure i parenti in valigggggia?!?!”

Adesso dovevamo andare a prenderci la macchina e andare a casa nuova.
Gaia doveva spingere Gabriele nel passeggino, io un carrello pieno di valigie e Raffaele l’altro carrello pieno.
Raffa si mette in fila e noi lo aspettiamo in disparte, mentre parlo con Luciano sentiamo ridere la bionda che lo stava servendo… Luciano mi guarda ed io gli dico
“Nun te preoccupà, sta a fa er piacione co a tipa, forse pe pià na machina piu’ grande?!?!”
…ao… Raffa si presenta con un sorriso a 78 denti e le chiavi della macchina che fa allegramente dondolare davanti al viso.

Ride sotto i baffi (?!?), ci fa strada verso le auto parcheggiate e non dice una parola, io e Luciano ci guardiamo e non mi trattengo dal chiedergli
“Kai risolto?! T’avemo visto fa er piacione!!!”
e lui ancora nulla, anzi si gira e mostra un sorriso a 108 denti (!?!?)…
Si blocca di colpo davanti al n. 208 e con un gesto da gentiluomo ci mostra la nostra nuova auto… accipicchiolina, caspiteruccia, cavolacciotti, minchiuzzetti…azz… la macchina è una Lincoln Town-car nera 5000 di cilindrata, tutta cromata (….è tua se dici siiiii!!!! W Lucio Battisti).
Non possiamo credere ai nostri occhi, anche Luciano, che oramai vive qui da 1 anno, non se l’aspettava proprio, è il tipo di macchina di rappresentanza, quella con l’autista, l’auto che accompagna i personaggi dall’hotel all’aeroporto, quella con le bandierine americane sui fanali anteriori, quella con i vetri oscurati per proteggere la privacy dei passeggeri… ed adesso è niente popò di meno che… l’auto familiare Belli/Limosani!!!
Vi immaginate che spettacolo vedere scendere da quella macchina una stangona, magra, capelli castani (..sono io…) e due marmocchi ed anche il passeggino?!?!? Che spettacolo!

Vi posso dire che però è la macchina più comoda che abbia mai utilizzato, è un divano in pelle per quanto è confortevole!

Ovviamente dopo i primi momenti di assoluto stupore mi sono ripresa ed ho chiesto a Raffa:
“Com’hai fatto a fatte da sta machina?”
e lui tutto tronfio e col petto gonfio come un gallo cedrone
“Hai sentito come rideva? E’ perchè ha visto la mia foto sulla patente e non poteva credere fossi io!!! Ed io mi sono preso in giro da solo… a lei è piaciuta la cosa, si è intenerita e ci ha “regalato” questa macchina comoda per tutta la famiglia ed i bagagli”
… caspita, io m’ero fatta i film sul broccolaggio di Raffa ed invece la tipa lo stava soltanto prendendo in giro!!!

Ho ragionato solo dopo che in Italia si fa la foto per la patente a 18 anni e rimane quella per tutta la vita!!! E lo chiamano documento di riconoscimento!!!

Comunque l’avevamo spuntata anche stavolta, in macchina ci sono entrati tutti i bagagli e ci siamo incamminati verso casa a Redmond.

Sono le 19.30, siamo stanchi distrutti, affamati e curiosissimi della casa che ci hanno assegnato e che sarà nostra per i prossimi due mesi… arriviamo davanti ad un cancello con la scritta “Avalon at bear creek”, prendo uno dei telecomandi lo punto verso il cancello e …magicamente si apre… la strada è immersa in un praticello verde pieno di fiorellini ed alberelli, ci sono costruzioni in legno di 2 piani, cerchiamo la palazzina con la lettera N, ma non la troviamo, finiscono le palazzine e continuiamo la stradina, passiamo accanto alla piscina ed al parco giochi, adesso iniziano le casette a schiera ed ecco che appare la lettera, cerchiamo la porta con il numero 1954 …

Wow… possiamo parcheggiare davanti al nostro garage, è una villetta a schiera su tre piani, prendo l’altro telecomando e come per magia si apre la porta automatica del garage, prendo le chiavi e con Gaia al seguito apro la porta… si vede una piccola rampa di scale, le saliamo in silenzio…
Wow… cucina enorme con l’isola, sala con un televisore senza tubo catodico (in Italia eravamo antichi, avevamo la televisione di quando c’eravamo sposati 10 anni prima!!!)…
Gaia corre impazzita e mi continua a chiedere
“Mamma, ma è casa nostra?”
“Mamma, guarda che cucina grande!”
“Mamma, hai visto il divano?”
“Mamma, che grande finestra!”
“Mamma, che bella lampada!”

ho chiuso il cervello, non la sento più, sono immersa nell’osservare tutta quell’abbondanza….

”Mamma, dove dormiamo?” …
caspiterina, ha ragione, c’è qualcosa che non mi quadra… ah ecco, ci sono altre scale, portano al piano di sopra, il piano notte… le saliamo in silenzio…
Wow… ci sono 2 stanze e due bagni, entrambe comodissime e con due enormi letti matrimoniali!!!

Insomma la casa è splendida, nel frattempo anche Raffa è salito con Gabriele addormentato in braccio, seguito da Luciano, anche loro sono impressionati, Luciano ci dice ce c’è andata bene, la casa è luminosa e molto confortevole.

Raffa mette Gabriele sul divano, accompagna Luciano alla macchina ed io e Gaia li seguiamo,
ci salutiamo e …

DINDINDINDDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDINDIN

cos’è questo rumore assordante, da dove viene, mi affaccio alla porta rivolta verso Raffa e Luciano che sono alla macchina, alzo le spalle, non capisco, è un allarme, allarme del fuoco…o cavolo.. cos’ è succ…mi giro verso Gaia…e lei è li pietrificata, ancora con la mano sulla leva dell’allarme antincendio…
”Mamma, credevo fosse la luce…”

…o Santo Cielo…

“Raffa è stata Gaia!!!”…
entrambi corrono dentro a verificare se possono interrompere quel rumore che intanto ci sta perforando il cervello… non si puo’ bloccare…

UuuuuuuuuUUUUUUUUUuuuuuuuuuuuUUUUUUUUUuuuuuuuuuuUUUUUUUUuuuuuuu
… cos’è quest’altra sirena?

Mi affaccio dalla porta e fuori c’è un’autopompa dei vigili del fuoco, una camionetta, un furgone e la gru…non credo che le gambe mi reggano… non mi tengono più… cosa faccio adesso… guardo Raffa e dico
“Raffa, fuori c’è tutta l’arma dei pompieri americani per noi!!!”…
me ne sono capitate in vita mia di cose… ma trovarmi da 5 minuti in un paese lontano e talmente diverso, cercando di spiegare in un inglese zoppicante che dopo 20 ore di viaggio mia figlia, che non capisce una parola di inglese, ha scambiato l’allarme antincendio per l’interruttore della luce, ancora non l’avevo mai provato!

E’ inutile raccontare lo spiegamento di forze: che c’erano 20 pompieri tutti attrezzati e che non avevo nemmeno mai visto tutte quelle attrezzature, che tutto il condominio era affacciato alle finestre o per strada, mi sentivo piccola piccola… sapete cos’ha detto il capo dei pompieri in tutta risposta?
“Sdufhadsighriuisfhsireighsi iifhsdiy iiufhifhsdpi ifgifdk dlgjaa dkhkghihsaf hkfhrityof ahfathgfhgkgqo ogjdk”
traduzione:
“E’ ovvio che la bambina abbia sbagliato, sull’allarme c’è scritto: pull in case of fire (tirare in caso di incendio) e non in case of fire pull (in caso di incendio tirare)!!!”…
non potevo credere alle mie orecchie… il pompiere stava dicendo che era possibile sbagliare solo perchè il messaggio non era del tutto corretto?!?!?!

Io e Raffa ci siamo guardati e con un sorriso a 150 denti abbiamo detto:
“Ok, thank you for your patience”
… sono andati via dopo averci fatto firmare un foglio di intervento, non ci hanno fatto pagare nulla e ci hanno augurato buona permanenza!

Fino ad adesso non ho volutamente nominato Gaia, che nel frattempo era diventata minuscola in un angoletto.
Come sono andati via tutti ha detto:
”Scusate tantissimo, per punizione non mangio per una settimana!!!”…

ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti

“Ben venuto/a in America!!!”…

a proposito di Gabriele: beh lui ha dormito sul divano tutto il tempo!!!